È la ristampa di un volume uscito nel 2011: centocinquanta pagine che mai avrei scoperto senza questo blog, il cui autore ha deciso di produrre il volume.
Ora, il valore dell'opera è indiscutibile: si ride, si compartecipa e ci si commuove nel seguire le vicende paranoico-adolescenziali del protagonista in una sorta di percorso autobiografico universale, ma al tempo stesso minimale e surreale. Graficamente perfetto e funzionale al raccontato.
L'autore è dei primi '80, e l'opera è un'esplosione di citazioni e topoi dell'immaginario collettivo di quegli anni.
La cosa ha portato a tutta una serie di considerazioni cui non avevo mai prestato orecchio.
La filmografia di Kevin Smith, Fan Boys o Player one, molta altra narrativa (a fumetti e non) degli ultimi anni (ma già partendo da Sclavi e dalla banda dei Sardi), serial televisivi e produzioni cinematografiche, partono sempre più spesso dal presupposto di un target radicato in un preciso contesto culturale di riferimento, rinunciando alla ricerca di un approccio più trasversale.
Questo crea immediata empatia verso dei personaggi con cui si sono condivise situazioni ed emozioni, come in una sorta di tacito accordo tra l'autore e il fruitore dell'opera. È un procedimento abbastanza logico che, maneggiato con cura, diventa valore aggiunto e ingrediente fondamentale nei processi di caratterizzazione ed immedesimazione. Garantisce anche, commercialmente parlando, la certezza dell'appeal su una fascia certa di pubblico.
Quanto è di contorno e trascurabile per alcuni, diventa il nocciolo della questione per altri.



