
Più o meno, mi sembra di capire, le cose sono andate così.
Era il 1991.
In Italia Gabriele Salvatores chiudeva la trilogia della fuga, i Simpson venivano trasmessi su Canale 5, Baricco scriveva Castelli di Rabbia.
Todd Willingham, orfano, disoccupato e con lievi precedenti penali, viveva con la sua famiglia a Corsicana, in Texas, sessanta miglia a sud di Dallas, trentamila abitanti.
La casa era in legno, ad un piano, e si incendiò la vigilia di Natale.
La moglie di Todd Willingham, tornando dal lavoro, si era fermata in città per comprare gli ultimi regali alle tre figlie: Amber, Karmon e Kameron morirono nel rogo, il marito riuscì a salvarsi.
Douglas Fog aveva un cognome non proprio incoraggiante per fare luce sulla faccenda: materiali combustibili e tracce sui muri stabilirono che l'incendio era doloso, il movente fu facilmente ricondotto alle precarie condizioni economiche in cui versava la famiglia e all'evidente impossibilità di provvedere al mantenimento di tre bambine.
I funerali, d'altra parte, vennero finanziati dalla comunità cittadina, Todd Willingham fu arrestato.
Un compagno di cella, sotto giuramento, testimoniò che l'imputato aveva confessato l'omicidio delle bambine. Qualche anno dopo una perizia psichiatrica lo dichiarò mentalmente instabile.
Todd Willingham, giudicato colpevole, non poteva permettersi un avvocato, se non quello d'ufficio.
Il Procuratore Jackson gli propose dunque di confessare il reato per ottenere un ergastolo che, a 22 anni, non doveva suonare poi tanto meglio della pena di morte.
Nel 2004 Gerald Hurst, massimo esperto in perizie d'incendio, dimostrò la possibile accidentalità del fatto. Mancava un mese all'esecuzione.
La documentazione venne inviata alla Commissione preposta che si rifiutò di riesaminare e riaprire il caso.
Il 17 febbraio lo Stato del Texas condannò a morte Todd Willingham, 33 anni.
L'iniezione letale conteneva un composto a base di barbiturici, curaro e cloruro di potassio.
L'eventualità dell'errore.