Umiliare con il silenzio i sentimenti di una persona equivale a spalancare le porte sulle stanze del dubbio che hanno pareti bianche, pochi mobili e soffitti troppo alti: l’eco è lacerante, porta all’altalena della rabbia e della malinconia. In maniera sottilmente perversa alimenta la speranza negando la rassegnazione.
Sebbene con un peso minore nella gerarchia dell’imminenza, arrivano anche qualche insicurezza di troppo, di quelle che si credevano ormai da tempo superate, e un senso opprimente di disagio e vergogna per essersi avventatamente aperti sul fianco.
E alla fine la si risolverà convincendosi che è quello che ci meritiamo per gli errori del passato: come una chemioterapia.
Sebbene con un peso minore nella gerarchia dell’imminenza, arrivano anche qualche insicurezza di troppo, di quelle che si credevano ormai da tempo superate, e un senso opprimente di disagio e vergogna per essersi avventatamente aperti sul fianco.
E alla fine la si risolverà convincendosi che è quello che ci meritiamo per gli errori del passato: come una chemioterapia.

3 commenti:
Meraviglia questo post...
Cellar door: la combinazione di parole più bella, no? (:
@ Deva
Grazie...
@ Chiara
Per Edegar Allan Poe.
O meglio, per Tolkien. Ma anche io come come Richard Kelly preferisco sbagliarmi.
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