Ho sempre preferito i cani: molto più in sintonia con le mie urgenze di egoistica dedizione.
D'altra parte sui gatti, i luoghi comuni si sprecano: opportunista, territoriale, solitario, permaloso, settevite e cadesempresullezampe.
Il problema con Mila è che probabilmente non sa di essere un gatto.
Per questo motivo, quando la chiamo risponde, inizia a miagolare che ancora sono in fondo alla via e mi basta uno sguardo per farle partire il trattore delle fusa.
Talvolta, ho l'impressione che vorrebbe scodinzolare.
Ora, io ho provato a spiegarle che mi starebbe pure bene se ogni tanto si facesse le unghie sul divano, mordesse gli spigoli dei mobili e predasse qualche insetto.
Ma le crocchette risoepollo sembrano essere la sua unica ragione di vita, oltre alle mie pigre attenzioni.
Ad ogni buon conto dopo un anno di convivenza direi che possiamo definirci una coppia rodata e felice.
Non dormiamo insieme, ma solo perché io sono all'antica.
Mila ha la sua poltrona, quella che un tempo era mia, su cui dorme tutta notte, poi, al mattino, se ne sta seduta fuori dalla porta della camera da letto, ad aspettare silenziosa e diligente che la giornata cominci anche per me.
Nelle ore successive mi pedina per casa: si sdraia sulla tastiera se devo usare il computer e si siede sui libri se devo studiare (poi mi si chiede perché sono in ritardo con le consegne e l'università).
Il pomeriggio prevalentemente riposa di sonni lievi: ricarica le batterie per la prima serata, quando per forza bisogna giocare con lei. Nascondino tra le sedie, agguati da dietro gli angoli e corse sulle pareti: il tutto in poche decine di metri quadrati, chiaramente.
Quando sto per uscire, chissà come, lo intuisce mezz'ora prima e comincia il circo delle attenzioni: strusciamenti insistenti e inciampabili, strazianti miagolii rubati ai racconti mensili di De Amicis, tuffi a pancia in su e gambe aperte che neanche in Via Pré.
Chi mi conosce dice che quella gatta mi ama.
Ma a me non piace essere amato: troppe responsabilità.
Dovrò insegnarle l'arroganza felina.
D'altra parte sui gatti, i luoghi comuni si sprecano: opportunista, territoriale, solitario, permaloso, settevite e cadesempresullezampe.
Il problema con Mila è che probabilmente non sa di essere un gatto.
Per questo motivo, quando la chiamo risponde, inizia a miagolare che ancora sono in fondo alla via e mi basta uno sguardo per farle partire il trattore delle fusa.
Talvolta, ho l'impressione che vorrebbe scodinzolare.
Ora, io ho provato a spiegarle che mi starebbe pure bene se ogni tanto si facesse le unghie sul divano, mordesse gli spigoli dei mobili e predasse qualche insetto.
Ma le crocchette risoepollo sembrano essere la sua unica ragione di vita, oltre alle mie pigre attenzioni.
Ad ogni buon conto dopo un anno di convivenza direi che possiamo definirci una coppia rodata e felice.
Non dormiamo insieme, ma solo perché io sono all'antica.
Mila ha la sua poltrona, quella che un tempo era mia, su cui dorme tutta notte, poi, al mattino, se ne sta seduta fuori dalla porta della camera da letto, ad aspettare silenziosa e diligente che la giornata cominci anche per me.
Nelle ore successive mi pedina per casa: si sdraia sulla tastiera se devo usare il computer e si siede sui libri se devo studiare (poi mi si chiede perché sono in ritardo con le consegne e l'università).
Il pomeriggio prevalentemente riposa di sonni lievi: ricarica le batterie per la prima serata, quando per forza bisogna giocare con lei. Nascondino tra le sedie, agguati da dietro gli angoli e corse sulle pareti: il tutto in poche decine di metri quadrati, chiaramente.
Quando sto per uscire, chissà come, lo intuisce mezz'ora prima e comincia il circo delle attenzioni: strusciamenti insistenti e inciampabili, strazianti miagolii rubati ai racconti mensili di De Amicis, tuffi a pancia in su e gambe aperte che neanche in Via Pré.
Chi mi conosce dice che quella gatta mi ama.
Ma a me non piace essere amato: troppe responsabilità.
Dovrò insegnarle l'arroganza felina.


3 commenti:
ah ah!...
(è solo per dire che il tuo post mi ha fatto ridere, e questo è un complimento)
un gatto che si comporta da cane sarebbe un sogno per tutti..
@Zucchero Nero
Sì, ma poi arriverebbero le responsabilità emotive di cui sopra: non sono ancora pronto. :-D
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