Da qualche tempo, da più parti, professionali e personali, mi arrivano pressioni per aprire un profilo Facebook.
Ho sempre ostentato fastidio e scetticismo apocalittici.
Molteplici le ragioni: pigrizia nei confronti di una piattaforma laboriosa da gestire se si vuole mantenere ben distinta la realtà virtuale dalla vita di tutti i giorni, mancanza di tempo da dedicare ad un modo di fare comunicazione che non mi appartiene, un'idea di amicizia svalutata in un click.
Certo, ci sono le ragioni del viral marketing e una naturale curiosità verso qualcosa di cui conosco poco e soltanto marginalmente.
Con il consueto ritardo rispetto al resto del mondo sto valutando la cosa.
Che dell'incoerenza ho sempre fatto ragione di moderato vanto.
Twitter mi dicono essere il futuro. In effetti è perfettamente in linea con la direzione presa da questo nuovo millennio: l'annullarsi del tempo di decorso tra un evento e la sua fruizione.
Con tutte le conseguenze del caso tanto sulla memoria storica quanto sulla valutazione analitica.
Ho sempre ostentato fastidio e scetticismo apocalittici.
Molteplici le ragioni: pigrizia nei confronti di una piattaforma laboriosa da gestire se si vuole mantenere ben distinta la realtà virtuale dalla vita di tutti i giorni, mancanza di tempo da dedicare ad un modo di fare comunicazione che non mi appartiene, un'idea di amicizia svalutata in un click.
Certo, ci sono le ragioni del viral marketing e una naturale curiosità verso qualcosa di cui conosco poco e soltanto marginalmente.
Con il consueto ritardo rispetto al resto del mondo sto valutando la cosa.
Che dell'incoerenza ho sempre fatto ragione di moderato vanto.
Twitter mi dicono essere il futuro. In effetti è perfettamente in linea con la direzione presa da questo nuovo millennio: l'annullarsi del tempo di decorso tra un evento e la sua fruizione.
Con tutte le conseguenze del caso tanto sulla memoria storica quanto sulla valutazione analitica.
Il passato invece, a quanto pare, è MySpace.
In realtà, esperienze personali mi hanno portato a considerare questo social network legato prevalentemente al mondo della musica, in funzione della quale lo reputo ancora un ottimo strumento di promozione. Se non per la sua diffusione, quantomeno per le sue più specifiche caratteristiche di utilizzo.
Il blog resta la forma di comunicazione virtuale che meglio si adatta alle mie esigenze.
Consente una certa diffusione delle mie argomentazioni, ma in maniera meno distratta e al tempo stesso più discreta e controllabile rispetto ad altre soluzioni.
Certamente, per essere sfruttata al meglio, la piattaforma impone la frequenza degli aggiornamenti e, quindi, una tenace perseveranza creativo-produttiva che non sempre mi appartengono.
Tutto questo a dire che, senza realmente rendermene conto, sono più di sei anni che riempio queste pagine con una certa, decisamente non affannata, regolarità.

1 commenti:
complimenti, sono 6 anni che usi questo blog, e io lo sto scoprendo solo adesso!...
cmq, condivido il tuo parere su FB, io ci sono, ma è solo perchè mi consente di fare piccole grandi cose alle quali ormia mi sono abituato, come salutare gli amici derivati da qualche forum che frequento, il che già la dice lunga, perchè gli amici di FB a cui fregano più cose di me sono quelli che mi hanno aggiunto tramite un forum, più di quelli che lo hanno fatto perchè mi conoscono personalmente...
e adesso mi fermo: ho già commentato 3 post, se vado avanti, divento come l'erba grama che cresce dappertutto...
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