sabato 8 gennaio 2011

NON È LA FATICA, È LO SPRECO CHE MI FA IMBESTIALIRE

Non mi piace fare propositi per l'anno che verrà.
Per indole tendo a rivolgermi ai fallimenti del passato.
Quindi, concludo che è sempre meglio pensare alle cose lette, viste e ascoltate piuttosto che alle cose fatte:

Di Nick Hornby non mi sembra di aver mai detto molto, forse un vago riferimento, a proposito di Gianluca Morozzi.
Ma in fondo questa è una classifica, quindi un implicito omaggio ad Alta Fedeltà, a cui comunque questo libro non può certo essere paragonato. Ma resta intatta la capacità di sfiorare le angosce con l'ironia di un autore la cui forza sta in una scrittura limpida, scanzonata, spesso quotidianamente poetica.
Autentico.
Rigorosamente per Guanda, miglior editore italiano.

Musicalmente parlando è stato l'anno delle grandi delusioni: Tre Allegri Ragazzi Morti, Ministri, Luci Della Centrale Elettrica. Ognuno per motivi differenti dagli altri.
Sono quasi contento che l'ultimo Verdena non sia ancora uscito: non è una buona annata per l'indie. Tuttavia ho ascoltato un brano (questo) che da solo si meriterebbe il podio, ma paga il prezzo di 23 fratelli non proprio all'altezza del suo valore.
Come spesso accade con i Perturbazione.
La tentazione di scappare all'estero è stata forte, da qui, forse, la reazione con quanto di più profondamente radicato nella musica italiana mi venisse in mente, qualcosa che avesse a che fare con Tenco, malinconie di ferragosto, nessuna voglia di sorridere e ostinata dedizione alla tradizione:


In tv c'è stata la terza e ultima serie di Boris.
Racconta il dietro le quinte della produzione di una telenovela.
Situazioni paradossali trattate con ironia e cinismo.
Talvolta la satira fa riflettere, talvolta la caricatura è talmente e volutamente esasperata da trasformare la risata in rabbia.
Inside jokes e citazioni, maschere inequivocabilmente riferite, tanti cammeo e qualche momento, a suo modo, emozionante.
Un po' perché è in parte il mio mondo, un po' perché è troppo presto per dare il podio all'ultima fatica di Kevin Williamson.

Al cinema sono andato davvero troppo poco quest'anno per valutare in maniera onesta e credibile quello che ho visto, qualcosa di buono c'è stato, come sapete, ma nulla di particolarmente rilevante: credo sia perché mi sono lasciato scappare Fincher, Bigelow, Virzì e troppi altri. Imperdonabile.

Torno alla carta.
E torno a dire che la forma vince sulla sostanza.

Valter Buio (perdonategli il nome, non dev'essere stato facile conviverci) racconta storie di fantasmi imprigionati nel limbo dal proprio inconscio, sul quale il nostro protagonista interviene, liberandoli.
Psicanalisi finalizzata al morire meglio, piuttosto che al tradizionale vivere meglio.
Niente di nuovo evidentemente, ma, filtrando la materia attraverso un protagonista e dei comprimari splendidamente caratterizzati, un'ottima scrittura e un' equilibrata attenzione per le componenti emotive del narrato, il risultato finale è una qualità media delle storie davvero alta.
Empatia. Come non succedeva da una decina d'anni, nel fumetto seriale italiano.

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