giovedì 14 luglio 2011

LA GENTE NON È IL MESTIERE CHE FA



Ormai, in rete ne parlano tutti.
Dovrei esserne felice, ma, al solito, la sensazione è quella egoistica di essere stato violato nell'intimo.
Dice bene chi dice che iCani raccontano (il linguaggio di) una generazione che ancora non aveva un narratore con la presunzione di onniscienza.
Che poi lo sciroppo abbia quintali di zucchero per non risultare indigesto è la logica conseguenza di una scrittura empatica e universale anche per chi Roma e i giovani romani li vive da lontano.
Il risultato è un elettropop con sfumature new wave e una marcata attitudine lo-fi.
Ma messe da parte le etichette da garage magazine, quel che resta sono testi preziosi per cinismo e consapevolezza nel raccontare stereotipi, abitudini e cliché del popolo indie.
Spietati verso il senso di appartenenza che ne consegue.
C'è una sorta di scaltro opportunismo nel descrivere la propria generazione con distacco e al tempo stesso partecipazione: si espone il fianco a facili estremismi o, peggio ancora, al rischio di risultare parte di quello stesso male che vorresti controllare.
Già.

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