martedì 4 ottobre 2011

GIU' IL CAPPELLO.

La prima volta che incontrai il Signor Bonelli mi trovavo al Quark Hotel, infiniti anni fa.
L'opportunità mi fu offerta da una conferenza di Antonio Serra su chissà quale personaggio: forse Gregory Hunter, forse Nathan Never.
Il Signor Bonelli era seduto dietro di me.
Io ero giovane, timido ed emozionato.
Non dissi nulla.

Qualche anno dopo, sempre in Via Lampedusa, mi ritrovai davanti al Signor Bonelli, entrambi eravamo in fila, nei pressi della biglietteria:
- Prego, Signor Bonelli. - Dissi, cedendogli il posto.
- Ah, mi hai riconoosciuto? - rispose con un sorriso sornione e un ben simulato stupore.
- Non potrebbe essere altrimenti: i suoi personaggi mi hanno cresciuto.
- Spero siano stati una piacevole compagnia...
- Talvolta l'unica. - pensai - La migliore che mi potesse capitare - mi limitai a rispondere.

Il terzo incontro avvenne in Via Buonarroti, sede della Casa Editrice: stavo preparando una tesi sui romanzi di Tiziano Sclavi e volevo sapere come muovermi, su quali appoggi e su quali contatti.
Superata la portineria, venni accolto dal Signor Bonelli, credo in procinto di uscire, ed esposi le mie intenzioni. Cercai di sembrare professionale per evitare l'equivoco di passare per un invasato cacciatore di miti.
- Avresti più possibilità di parlare con il Papa che di contattare Tiziano!
- Per questo sono venuto da lei: mi sembra più disponibile del Vaticano a intercedere per me...
Scoppiò a ridere e iniziò a chidermi dettagliatamente di cosa avessi bisogno e quali fossero esattamente i miei progetti di studio e di vita. Ne venne fuori una chiacchierata, con tanto di visita guidata nel tempio di carta della mia adolescenza.
Cercai di restare neutrale e di non sembrare patetico nelle mie emozioni.
Poi il signor Bonelli entrò in un ufficio sulla destra, io, rispettosamente, aspettai sulla porta.
All'interno, dietro la scrivania, c'era quella che qualche tempo dopo si rivelò essere Paola Barbato. Con lei, Mauro Marcheselli: finsi di non riconoscerlo, ma pensai a lui e alla Vita, nei giardini di Via Zamenohf.
Qualche attimo dopo mi venne chiesto un recapito telefonico e, consigliandomi di non crearmi aspettative di alcun tipo, mi venne ventilata l'ipotesi che, forse, sarei stato contattato da Tiziano Sclavi nei giorni successivi.
Il Signor Bonelli, mi accompagnò alla porta, mi raccontò un ultimo aneddoto sulla Casa Editrice prima dell'uragano Dylan Dog, mi strinse la mano e mi fece gli auguri per il futuro.

L'ultima volta che ho visto il Signor Bonelli, avrei voluto dirgli molte cose, e avevano tutte a che fare con il rispetto, la stima e la gratitudine.
Ma al suo funerale c'era davvero tanta gente, molto più legittimita di me alle lacrime e alla memoria.
Ho preferito restarmente rispettosamente in disparte, come sulla porta dell'ufficio di Mauro Marcheselli, sperando di non essere visto, di non offendere nessuno nel ritagliarmi la mia porzione di dolore.

2 commenti:

Andrea ha detto...

Disegno di Andrea Artusi.

cooksappe ha detto...

:(